lunedì 30 marzo 2015

A noi "gente di mare"


Chi come me è nato in una terra bagnata dal mare o ancor meglio c'è cresciuto, nutre nei suoi confronti una sorta di devozione. 
Questo non è un modo alternativo di raccontare il mare, è piuttosto una condizione che , ahimè , non tutti riescono a comprendere. 
Io sono una di quelle persone che col tempo ha avuto un' evoluzione circa l' idea del mare.
Ricordo quand'ero piccola; mia madre con la sua 126 giallina puntualmente ogni giorno d' estate , alle nove del mattino preparava una borsa con i teli , mi buttava giù dal letto  e ancor prima del tazzone col latte, mi rifilava il costume.
Ecco, il mare per i miei primi quindici anni di vita era puro divertimento sulla spiaggia, imparare a galleggiare prima con un solo bracciolo, per poi tuffarsi dallo scoglio un po' più alto e dire di sapere nuotare .Questo era il periodo in cui tornavo a casa abbrustolita , perchè la crema non volevo metterla. Eh si, a noi " gente di mare" non ci serve la protezione . Sia chiaro, questa decisione non può essere mai ed in nessun caso contestata .
Poi è arrivato il momento dello scooter, quella fase in cui al mare con i tuoi non ci vuoi andare nemmeno sotto costrizione, piuttosto optavo per il pullman. Ricordo teneramente la sfilata con il costumino più in voga, per non parlare poi dei litri d' olio superustionante , che di certo facevano molto più donna.
Sostanzialmente, il mare nella mia adolescenza era d' estate, era l' emblema dei mesi senza compiti. Invece, d' inverno era la meta noiosa e prescelta da mio padre per la consueta passeggiata domenicale.
A diciotto anni, poi , è arrivata la macchina ed il mare era ovviamente la destinazione estiva con le amiche, ma non solo. Il mare stava diventando uno stato d’ animo. Perché chi cresce vicino al mare, diventa un po’ come lui. Placido se splende il sole, in tempesta con un temporale e agitato se soffia il vento. Ad oggi spero di essere ad un quarto della mia vita e vivo il mare in una maniera più consapevole. Mi sento nuda di fronte a lui, sento che ogni tensione viene meno e senza obbiettare mi affido alla sue cure. La terapia frutto dell’ andirivieni delle onde non trova confronto con nulla , nemmeno con la melodia più appagante e liberatoria che possa esserci.
Sento che il mio rapporto col mare è viscerale, l’ ho capito soprattutto quando per mesi non potevo sedermi di fronte a lui. Ecco, in quel momento scorrevano veloci nella mia mente le giornate al mare, le partite a pallavolo sulla spiaggia, i gelati consumati sul muretto e poi sentivo forte l’ odore, che solo chi ha vissuto il mare se lo porta dentro e diventa parte del suo essere, come per non dimenticare le proprie radici.

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