Chi come me è nato in una terra bagnata dal mare o ancor meglio c'è
cresciuto, nutre nei suoi confronti una sorta di devozione.
Questo non è un modo alternativo di raccontare il mare, è piuttosto una
condizione che , ahimè , non tutti riescono a comprendere.
Io sono una di quelle persone che col tempo ha avuto un' evoluzione circa
l' idea del mare.
Ricordo quand'ero piccola; mia madre con la sua 126 giallina puntualmente
ogni giorno d' estate , alle nove del mattino preparava una borsa con i teli ,
mi buttava giù dal letto e ancor prima del tazzone col latte, mi rifilava
il costume.
Ecco, il mare per i miei primi quindici anni di vita era puro divertimento sulla
spiaggia, imparare a galleggiare prima con un solo bracciolo, per poi tuffarsi
dallo scoglio un po' più alto e dire di sapere nuotare .Questo era il periodo in
cui tornavo a casa abbrustolita , perchè la crema non volevo metterla. Eh si, a
noi " gente di mare" non ci serve la protezione . Sia chiaro, questa
decisione non può essere mai ed in nessun caso contestata .
Poi è arrivato il momento dello scooter, quella fase in cui al mare con i
tuoi non ci vuoi andare nemmeno sotto costrizione, piuttosto optavo per il
pullman. Ricordo teneramente la sfilata con il costumino più in voga, per non
parlare poi dei litri d' olio superustionante , che di certo facevano molto più
donna.
Sostanzialmente, il mare nella mia adolescenza era d' estate, era l'
emblema dei mesi senza compiti. Invece, d' inverno era la meta noiosa e
prescelta da mio padre per la consueta passeggiata domenicale.
A diciotto anni, poi , è arrivata la macchina ed il mare era ovviamente la
destinazione estiva con le amiche, ma non solo. Il mare stava diventando uno
stato d’ animo. Perché chi cresce vicino al mare, diventa un po’ come lui.
Placido se splende il sole, in tempesta con un temporale e agitato se soffia il
vento. Ad oggi spero di essere ad un quarto della mia vita e vivo il mare in
una maniera più consapevole. Mi sento nuda di fronte a lui, sento che ogni
tensione viene meno e senza obbiettare mi affido alla sue cure. La terapia
frutto dell’ andirivieni delle onde non trova confronto con nulla , nemmeno con
la melodia più appagante e liberatoria che possa esserci.
Sento che il mio rapporto col mare è viscerale, l’ ho capito soprattutto
quando per mesi non potevo sedermi di fronte a lui. Ecco, in quel momento scorrevano
veloci nella mia mente le giornate al mare, le partite a pallavolo sulla
spiaggia, i gelati consumati sul muretto e poi sentivo forte l’ odore, che solo
chi ha vissuto il mare se lo porta dentro e diventa parte del suo essere, come
per non dimenticare le proprie radici.
